non è sempre facile decifrare le vicende vaticane. e non lo è in particolare oggi, dopo una giornata nella quale si è saputo della sostanziale messa a riposo per qualche tempo di georg gänswein dall'incarico di prefetto della casa pontificia mantenendo il ruolo di segretario particolare di benedetto.

la motivazione più plausibile di questa sorta di congedo - il vaticano ha parlato di una semplice ridistribuzione degli impegni per il monsignore tedesco - sembra risiedere nel pasticcio seguito alla pubblicazione del libro del cardinale robert sarah sul celibato, pubblicato inizialmente insieme a joseph ratzinger e poi senza la firma del papa emerito.

gänswein è stato congedato per non aver vigilato sull'uscita di questo libro? non credo solo per questo. l'uscita a mio avviso è soltanto l'ultima di una serie di parole pubbliche di benedetto apparse ai più come un tentativo (reale o presunto tale) di influenzare il magistero del suo successore. in questo senso gänswein sembra pagare più che altro il non aver saputo vigiliare a dovere sulle pressioni di alcuni ratzingeriani delusi - non so come altro chiamarli - che sono riusciti a far dire allo stesso benedetto parole a loro dire necessarie per fare da contraltare a francesco.

ma il congedo di gänswein non potrebbe essere dovuto anche a un aggravarsi della salute di ratzinger e alla necessità che il suo segretario gli stia più vicino? non ho notizie in merito. da più parti mi dicono che benendetto pur molto anziano non ha particolari problematiche. di certo c'è che più passano i giorni più gänswein gli è necessario.

quindi?

quindi è difficile dire come stiano esattamente le cose. quando si osserva il vaticano è facile lasciarsi affascinare dalle più disparate dietrologie salvo poi scoprire che la verità è più semplice e banale di quanto non s'immagini. perché, soprattutto oltretevere, la realtà non è mai né tutta bianca né tutta nera.



oggi ho fatto su repubblica una lunga conversazione con padre bartolomeo sorge dedicata all’attuale situazione politica in occasione dell’arrivo (l'altro ieri) di giuseppe conte nella sede di civiltà cattolica per presentare insieme al cardinale pietro parolin un testo sul mediterraneo.

a mio avviso la voce di sorge è oggi necessaria. ha la libertà di dire le cose che pensa. e di parole vere, a tratti crude, c’è a mio avviso bisogno oggi. sorge è probabilmente l’unico vero erede del cardinale carlo maria martini. gesuita, vive a gallarate, in una piccola cella all'interno della cittadella filosofica “aloisianum” accanto a quella che fu del grande arcivescovo di milano. novant'anni, nato all'isola d'elba da genitori di origine catanese, ex direttore di civiltà cattolica, negli anni ottanta fu tra gli animatori della primavera di palermo contro la mafia.

diversi osservatori hanno raccontato l’ultimo attivismo di conte che sembra strizzare l’occhio alla chiesa. dice sorge: “conte ha dimostrato qualità e forza staccandosi da salvini”. “il discorso in parlamento fu memorabile e di carattere”. certo, “rimane l’ombra del precedente collaborazionismo al sovranismo. ma i cattolici più che a lui devono guardare a sé stessi. l’epoca delle grandi ideologie è finita. de gasperi, moro, sono figure ideali, ma non riproducibili. non si deve più parlare di ‘politica dei cattolici’, ma di ‘buona politica’. i credenti a questa devono contribuire”.

“ma la chiesa – continua sorge – non ragiona più come nel passato. conte potrà continuare la sua stagione politica ottenendo anche i voti di molti credenti, ma non perché dall’alto la chiesa decide che così debba essere. in ogni caso, è vero, sta dando prova di buona capacità di mediazione e si sta liberando dell’ombra che si portava dietro”.

interessanti poi le parole che il gesuita dedica a salvini e al fatto che diversi credenti lo votino. dice: “di fronte alla proposta dell’uomo forte che difende i valori nazionali, che chiude i porti, che porta avanti una certa identità e che usa in modo strumentale anche la religione e i suoi simboli, molti credenti si illudono che l’unica salvezza sia dare a lui i ‘pieni poteri’. per molti, venuti meno i partiti ideologici, l’unica ‘speranza’ è affidarsi all’uomo forte, che, per di più, fa della fede cristiana uno scudo contro l’islam. non capiscono che si tratta di un sovranismo pericoloso e malato, fino al punto, come ha detto francesco, di richiamare alla memoria espressioni e parole usate dal nazismo”.

infine il suo commento circa il fatto che la chiesa italiana, in passato, ha appoggiato il centro destra e in particolare silvio berlusconi. che stagione è stata? “è uno dei tanti “peccati” di ecclesiastici, di cui la chiesa deve chiedere perdono a dio e alla storia”.


la pagina che oggi avvenire dedica al libro del cardinale sarah "dal profondo del nostro cuore" sul celibato sacerdotale, da cui benedetto xvi ha deciso di ritirare la firma dopo essere stato indicato nella prima edizione francese come coautore, è molto interessante per due motivi.

avvenire anzitutto difende ratzinger spiegando che nel testo ha una posizione "chiara" e insieme "prudente" sul celibato. in sostanza, il quotidiano ricorda che dal suo contributo si desume - alcuni hanno invece scritto il contrario - che non neghi la natura non ontologica del celibato. quando parla del valore del celibato si riferisce anche a quello funzionale: l'astinenza è in funzione dell'incarico ricoperto.

ma la parte forse più interessante dell'articolo è quanto si dà conto di un lapsus "piuttosto grave", presente nel testo, di sarah. scrive avvenire: "dopo aver parlato di 'papa emerito' il porporato scrive riferendosi all'attuale riflessione di ratzinger: 'papa benedetto xvi dimostra che il celibato sacerdotale non è un auspicabile supplemento spirituale nella vita del prete. una vita sacerdotale coerente richiede ontologicamnete il celibato... credo che mai un papa abbia espresso con tale forza la necessità del celbato sacerdotale'".

ma, ricorda avvenire, "joseph ratzinger non è più papa: cioè, semplicemente, non solo non è il papa, ma non è papa, non esercita il ministero petrino. al di là dell'interpretazione del testo di ratzinger, è stupefacente che sarah consideri tale testo come magistero pontificio: sostenendo di conseguenza la bislacca e rivoluzionaria tesi di una trasformazione diarchica e consolare del ministero petrino. una vera sovversione radicale e inedita della struttura tradizionale della chiesa cattolica".


come prende le decisioni francesco?

la scelta di portare a roma come nuovo segretario particolare padre gonzalo aemilius, prete conosciuto in uruguay per il suo impegno con i ragazzi di strada, ma di fatto estraneo al vaticano e agli ambienti romani, dice molto del metodo che bergoglio usa quando deve decidere come agire.

francesco aveva conosciuto padre aemilius nel 2006. l’aveva convocato a buenos aires colpito dal lavoro che faceva nel suo paese con gli ultimi. padre aemilius ha detto che quell’incontro ha cambiato la sua vita. ma, a conti fatti, è stato importante anche per bergoglio: di aemilius, il papa, non si è più dimenticato. tanto che più di dieci anni dopo ha scelto lui come suo primo collaboratore.

aemilius come nuovo segretario personale è una scelta tutta di francesco. come la scelta del gesuita padre juan antonio guerrero quale prefetto dell’economia. come tanti vescovi fatti cardinali senza che essi stessi lo immaginassero. e così tante altre decisioni, dalla scelta di una utilitaria come macchina al rimanere ad abitare a santa marta.

bergoglio si fida di sé stesso, certamente. e questo è il primo dato da cui partire. la voce che ascolta è quella della sua coscienza, quello che lui anzitutto sente essere buono e giusto.

ovviamente questa voce non sgorga dal nulla. è frutto dell’ascolto delle persone che ha intorno, di chi incontra: “il discernimento – disse in un’intervista a civiltà cattolica del 21 settembre 2013 – si realizza sempre alla presenza del signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri”. e ancora: “le mie scelte, anche quelle legate alla normalità della vita, come l’usare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. il discernimento nel signore mi guida nel mio modo di governare”.

“il mio padre spirituale è lo sconosciuto, chi mi parla per caso lungo la strada senza che io me lo aspetti”, mi disse una volta un monsignore molto vicino al papa. parole che sembrano poter essere fatte proprie anche da francesco.

come prende allora le sue decisioni il papa? ascolta tutti, ma da questo ascolto, portato avanti nella preghiera e dunque alla luce dello spirito, trova la sua voce, ciò che in coscienza sente di dover fare. anche molti suoi collaboratori spesso restano spiazzati dalle sue decisioni. è normale che sia così: ascoltare tutti e poi dentro di sé trovare la strada significa non sottostare al “si è sempre fatto così”, a cioè che maggiormente conviene, a quello che gli altri pensano sia buono e giusto per te. significa essere rivoluzionari perché fedeli a sé stessi.


ha sollevato un polverone, oltretevere, l’uscita del libro “dal profondo del nostro cuore” dedicato al celibato sacerdotale e firmato a quattro mani da benedetto XVI e dal cardinale robert sarah, prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.

il polverone non riguarda i contenuti, ma altro.

ratzinger e sarah, infatti, difendendo l’obbligo del celibato ecclesiastico non si discostano nella sostanza (pur con accenti e toni differenti) dal pensiero di fondo di francesco. non a caso, in una nota diffusa nel primo pomeriggio di oggi dalla sala stampa vaticana, il direttore matteo bruni elenca “la nota posizione del santo padre sul celibato”. nel corso della conversazione con i giornalisti al ritorno da panama, francesco ha affermato: “mi viene alla mente una frase di san paolo VI: ‘preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del celibato’”. e aggiungeva: “personalmente penso che il celibato sia un dono per la chiesa. io non sono d’accordo di permettere il celibato opzionale, no. soltanto rimarrebbe qualche possibilità nelle località più remote - penso alla isole del pacifico... [...] quando c’è necessità pastorale, lì, il pastore deve pensare ai fedeli”.

il polverone, piuttosto, riguarda la tempistica dell’uscita del libro. il volume è stato lanciato prima che francesco si esprimesse sui lavori conclusivi del sinodo per l’amazzonia (l'esortazione post sinodale è attesa nei prossimi mesi) e, dunque, prima che dicesse la sua (cosa per nulla scontata) anche sul tema del celibato. per questo, la stessa uscita viene vista da alcuni come la volontà del papa emerito (e di sarah) di influenzare le parole di francesco.

le prossime ore diranno se davvero le cose stanno così. per il momento, il polverone è servito in pasto ai tanti a cui fa gioco alimentare il dualismo (a mio avviso nelle dimensioni presentate irreale) fra i due papi, la narrazione di due uomini lontani sui contenuti e in antagonismo sui temi essenziali della vita della chiesa.

(ventiquttro ore dopo aver scritto questo post, il segretario di ratzinger, monsignor georg gänswein, conferma che le cose che non tornano nel libro non sono poche. tant'è che dichiara: "posso confermare che questa mattina su indicazione del papa emerito ho chiesto al cardinale robert sarah di contattare gli editori del libro pregandoli di togliere il nome di benedetto XVI come coautore del libro stesso e di togliere anche la sua firma dall'introduzione e dalle conclusioni. il papa emerito sapeva che il cardinale stava preparando un libro e aveva inviato un suo testo sul sacerdozio autorizzandolo a farne l'uso che voleva. ma non aveva approvato alcun progetto per un libro a doppia firma né aveva visto e autorizzato la copertina. si è trattato di un malinteso senza mettere in dubbio la buona fede del cardinale sarah. il testo che benedetto ha mandato al cardinale è un testo suo che rimane e lui l'autore e non degli altri testi").


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