Via il segreto pontificio sugli abusi. I meriti di Bergoglio e quelli di Ratzinger

Dopo il summit sulle pedofilia avvenuto lo scorso febbraio in Vaticano avevo scritto qui che l'ascolto delle vittime da parte di cardinali e vescovi era un fatto positivo, ma non sufficiente. Al summit nessuna nuova decisione concreta era stata presa per prevenire concretamente gli abusi e per questo motivo la protesta delle vittime mi sembrava legittima.

Il passo nuovo è però arrivato due giorni fa ed è significativo. Con due documenti inediti, infatti, Francesco abolisce il segreto pontificio nei casi di violenza sessuale e di abuso su minori commessi dai chierici e decide, insieme, di cambiare la norma riguardante il delitto di pedopornografia facendo ricadere nella fattispecie dei "delicta graviora" - i delitti più gravi - la detenzione e la diffusione di immagini pornografiche che coinvolgano minori fino all’età di 18 anni.

La decisione presa mi sembra importante soprattutto per i risvolti interni. In questo modo, infatti, Bergoglio mette i vescovi locali nell’impossibilità di invocare – così taluni hanno fatto fino a ieri – il segreto pontificio quando le autorità civili chiedono documenti e collaborazione sui casi di pedofilia in cui sono incriminati sacerdoti sotto la loro responsabilità. Questo alibi cade una volta per tutte e diviene un segnale forte dato proprio a quella parte di Chiesa ancora omertosa, sempre pronta a minimizzare i crimini, e dunque contraria al nuovo corso messo in campo già negli ultimi anni del pontificato di Ratzinger. Insieme la nuova disposizione è un braccio teso alle vittime che come ha detto Charles Scicluna, segretario aggiunto dell’ex Sant’Uffizio, "non avevano l’opportunità di conoscere la sentenza che faceva seguito alla loro denuncia, perché – appunto – c’era il segreto pontificio".

Il processo che ha portato fin qui è stato lungo. Un peso decisivo l’ha avuto il viaggio di Francesco in Cile nel gennaio del 2018. Lì il Papa disse di non credere alle accuse delle vittime. Fu sviato proprio dall'episcopato locale. Quando capì cosa era veramente accaduto, chiese scusa e quindi prese la decisione di convocare le stesse vittime in Vaticano. Nel summit furono loro a parlare davanti a cardinali e vescovi. Un cambio di paradigma non da poco per una Chiesa abituata a rapporti verticali e in alcune sue parti poco propensa all’ascolto.

Certo, non tutto è merito di Francesco. Occorre infatti ricordare che se la Chiesa dà oggi più ascolto alle vittime lo deve anche a Benedetto. Fu lui che per primo decise di inserire nei suoi viaggi internazionali una finestra di ascolto alle vittime locali. Fu lui che prese le prime decisioni sulla strada dell'ascolto permettendo anzitutto ai vescovi di rendersi conto, di aprire gli occhi, di iniziare a vedere. E questo vedere mi sembra la cosa più positiva di tutto. Che vi saranno in futuro consacrati (si spera sempre meno) che ancora commetteranno crimini è forse - purtroppo - inevitabile. Ma che accanto a essi vi sarà una Chiesa che sa vedere, che accetta di non chiudere gi occhi, è conquista decisiva.


Appuntamenti

31 gennaio 2020  
Ore 20.30

presso la Sala dialogo dei
Missionari Verbiti a Riva del Garda (Trento)
via Venezia 47
Francesco, “Progetti e speranze dopo il Sinodo per l’Amazzonia” 

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