messe on-line senza popolo, perché non mi piacciono

“le messe ‘senza popolo’ on-line? non mi piacciono. purtroppo molti preti sono stati abituati così. per loro non c’è salvezza senza un dio che da fuori viene a salvare l’uomo. se si toglie loro la celebrazione della messa non sanno cosa fare. non capiscono che il signore è già in noi, si fa pane nella parola. egli è dentro l’uomo e chiede di riconoscerlo e di portare il suo amore agli altri”.

sono parole che mi ha detto oggi in una intervista apparsa su repubblica padre alberto maggi. il suo pensiero combacia col mio. a mio parere, infatti, queste celebrazioni on-line, seppure celebrate da uomini in buona fede, sono figlie di una visione di sé e del rapporto con dio sbagliata... continua a leggere


il padre, io credo, non ha bisogno di intermediari. il padre è dentro ognuno di noi, da sempre; ci può raggiungere attraverso gli strumenti e i mezzi che ha lasciato alla chiesa, certo, ma anche ben oltre, in modo spesso nascosto e personale. invece, la proposta di celebrazioni sul web giustificate dal fatto che in chiesa in questi giorni non si può andare è come se suggerissero che questo rapporto personale non abbia valore. ciò che conta sarebbe ancora la partecipazione a riti nei quali, grazie all’intermediazione del prete, si ritiene si possa trovare un nostro rapporto con dio.

per me questo dio che dall’alto e da fuori di sé dà tutto non esiste. se esiste, non può che deludere. tanto che alla fine o ci si ribella oppure ci si prostra sempre più al suo cospetto, intrattenendo con lui un rapporto magico, moltiplicando preghiere e riti come se lì vi sia la nostra salvezza. dio, piuttosto, è anzitutto dentro di noi o, come afferma agostino, è più intimo a noi di noi stessi. li possiamo avere un rapporto con lui che tuttavia non è mai di ‘do ut des’. dice non a caso ancora maggi: “dio è stato per troppo tempo visto come esterno all’uomo e lontano. gesù tuttavia ha superato tutto ciò. giovanni dice che a chi ama il padre, gesù e lo stesso padre verranno in lui. dio si manifesta non quando alziamo le mani al cielo, ma quando ci rimbocchiamo le maniche e, riconosciuto dentro di noi, aiutiamo gli altri”.

e si spiega ancora: “quando scopri dio dentro di te tutto cambia. non devi più cercarlo e vivere per lui, ma vivi di lui. dio non ti chiede più nulla, se tu che scoprendoti figlio ti rimbocchi le maniche per andare incontro a tutti”.

in questo senso, interessante è un’affermazione del professore benedettino elmar salmann riportata su settimananews da francesco cosentino: “fino ad oggi noi abbiamo o parrocchia o niente, o la messa o niente, o uno si fa prete o non ha nessun ruolo, o si sposa in chiesa o non c’è niente, o viene battezzato o non c’è niente. non può continuare così. c’è – e lo ha detto papa francesco in evangelii gaudium – un predominio della sacramentalizzazione su altre forme di evangelizzazione”.

spiega ancora cosentino: “sono venute allo scoperto visioni ecclesiali e liturgiche discutibili; i sacramenti sono azione di tutto il popolo di dio ed esigono gesti e presenza reali, non ‘messe individuali’ celebrate in streaming. occorre invece riscoprire l’incontro personale con dio e con la sua parola”.


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